Il progetto di recupero architettonico.

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Nelle aree rurali l’abbandono dei complessi edilizi nati per accogliere le attività agricole è il risultato di una rivoluzione produttivo-organizzativa relativamente recente. Tali complessi, che si erano formati seguenti la rigorosa logica di un utilizzo funzionale dove residenza, lavoro e custodia dei prodotti erano collegati da un processo consolidato, oggi hanno anche preso la loro consistenza. Il loro recupero mantiene di queste realtà il riflesso, ma si confronta con la totale assenza di caratteri distributivi capaci di rispondere alle esigenze di una nuova struttura produttiva. Questo recupero non solo mantiene i riferimenti storici e le tipologie ma introduce uno schema funzionale che richiede una articolazione distributiva rigida e indeformabile.
Sansonina, sorta di maniero che sembra racchiudere le vicende di una società contadina attorno alla quale è nata, è un esempio significativo di una ricerca tesa a trovare un equilibrio tra le varie componenti: una soluzione che escluda sacrifici di elementi storico-architettonici e non limiti l’efficacia di una moderna utilizzazione.
Gli infiniti pensieri orientati a risolvere le esigenze della nuova destinazione a cantina non si proiettano verso la rielaborazione di forme anacronistiche ma si aprono a esperienze compositive che rispondono alle problematiche produttive attuali. Questo concetto si manifesta in modo significativo nel nodo formale costituito dalla nuova copertura che va ad integrare la parte demolita del complesso.
Le varie sfaccettature delle superfici in rame completano il volume mancante e risolvono nello stesso tempo il tetto e le superfici laterali. Il senso del perfetto, del finito, dell’irrinunciabile cede posto alla leggerezza e alla flessibilità. Tutto l’intervento ruota attorno a questo nucleo che contiene le funzioni più importanti costituite dalla vinificazione e dalla pigiatura.
Questa organizzazione, con pigiatrici mobili poste su soppalco, permette di convogliare il mosto direttamente nelle vasche con il sistema “a caduta”. La creazione di vasta superficie interrata risolve poi tutte le problematiche dell’invecchiamento in legno ed in vetro, dell’imbottigliamento, dello stoccaggio e delle spedizioni. Alcuni tagli nel solaio di copertura di questo interrato consentono un’importante penetrazione di luce e la creazione di piccoli giardini a livello della cantina.
Le restanti parti dell’edificio subiscono invece un aggiornamento funzionale con l’utilizzo di materiali coerenti con quelli esistenti.
Questa operazione è orientata al mantenimento di una grande semplicità costruttiva, priva di ricercatezze retoriche e consente l’utilizzo dell’intero complesso poiché mette in relazione in modo fluido i vari locali sia in senso verticale che in senso orizzontale, permettendo anche di modificare le funzioni dei vari locali in relazione ai bisogni conseguenti agli sviluppi dell’azienda.
La capacità di una cantina di offrire spazi di ospitalità per visite di un pubblico sempre più esigente e preparato che si muove nell’ambito del pianeta vino con grande interesse, ha imposto il reperimento di un certo numero di ambienti adatti a questa funzione.
Trovano quindi collocazione gli spazi per la degustazione, per le riunioni, per ristoro e pernottamento, secondo un’organizzazione distributiva che segua la logica di una ospitalità sempre più attenta alle domande di un mercato sempre più esigente.

Arch. Giovanni Bo