CASCINA SANSONINA: una storia iniziata 20.000 anni fa

Con il ritiro del grande ghiacciaio che ricopriva l’ampia valle che avrebbe dato in seguito origine al lago di Garda, si conclude il lungo e travagliato periodo delle glaciazioni.
Quella di Wuerm è la quarta e l’ultima delle fasi di raffreddamento della Terra. Lascia dietro di se un paesaggio modellato soprattutto dai fenomeni di erosione e di accumulo di detriti provenienti dai più disparati luoghi delle Alpi.
Circa 20.000 anni fa il ghiacciaio costruisce con il materiale che ha portato centri di sé nel corso delle varie pulsazioni climatiche, la cerchia morenica la quale costituirà la diga che impedirà alle acque di scioglimento del ghiacciaio di disperdersi nella pianura padana che nell’era geologica precedente, il Terziario, era emersa da mare.
I suoli dove oggi sono i vigneti della Cascina Sansonina compaiono circa 5.000 anni dopo e sono rappresentati dal fondo di un lago che si era formato tra il fronte del ghiacciaio in ritiro e la prima cerchia morenica, quella detta di Pozzolengo.
I depositi che il ghiacciaio ha lasciato sono molto particolari e notevolmente diversi sia dai terreni morenici della cerchia, grossolani e ricchi di scheletro, che da quelli che si sono formati sui lati della lingua del ghiacciaio, detti terrazzi di Kame, che presentano profili molto eterogenei con orizzonti costituiti da materiale sabbioso alternato a strati fini e compressi.
Con lo scioglimento finale del ghiacciaio emergono i limi glacio-lacustri che vengono incisi più o meno profondamente da linee di drenaggio che dalle colline moreniche vanno verso il lago e che formato attorno alle sue rive i cosiddetti depositi lacustri e colluviali, più ricchi di scheletro rispetto ai terreni che le acque hanno attraversato.
Attualmente il pedo-paesaggio è costituito da deboli rilievi glacio-lacustri su uno dei quali è fisicamente collocata la cascina e da incisioni di drenaggio più o meno recenti in depositi argillosi nelle parti più basse sono idromorfi.
La rizosfera è rappresentata da orizzonti essenzialmente argilloso-limosi calcarei nei primi 40-50 cm e estremamente calcarei in quelli più profondi, che poggiano su uno strato addensato ed impermeabile a 130-140 cm, che può spesso rappresentare, se non viene rimosso, una importante limitazione allo sviluppo normale delle radici.
Questi terreni sono compresi nella denominazione “Lugana” la quale prevede l’esclusiva coltivazione di un vitigno bianco, il Trebbiano di Lugana.
La Cascina Sansonina ha invece scelto il Merlot, quale vitigno che potesse esprimere le particolari caratteristiche di questo terroir, che senza essere irriverente assomiglia a quello di Petrus e che è stato il modello di riferimento della scelta varietale.
Infatti la cosiddetta “boutonnière” di Petrus è costituita dalle molasse del Terziario, risparmiate dalle glaciazioni e dalle successive erosioni, molto diversa dai circostanti terreni del Pomerol costituiti da terrazze glaciali del Quaternario.
Questi suoli in analogia a quelli della Sansonina sono costituiti da argille e limi fini cosiddetti “gonfianti”, che consentono un meccanismo molto raro di regolazione della alimentazione idrica della pianta. Questo dosaggio fine dell’acqua nel corso della maturazione è per il Merlot molto importante per il suo profilo sensoriale in quanto è responsabile dei sentori di terra, di fungo, di tartufo mescolati a quelli dei frutti rossi (more e ribes nero). Analogamente in bocca la sensazione di volume, carnosità e di velluto è l’espressione di una maturazione fenolica perfetta.
Vini destinati a lunghi invecchiamenti.

Prof. Attilio Scienza